Automobile schiavitù

Da ragazzo avevo la passione per le comunicazioni via radio. Diverse persone possedevano un CB, la Citizen’s band, con il quale si poteva trasmettere e ricevere su una banda che consentiva l’utilizzo di 40 canali. Il CB è come una chat su internet, con la differenza che invece di scriversi con la tastiera ci si parla con la voce attraverso un microfono. La discussione avveniva rispettando una ruota che definiva l’ordine in cui le persone dovevano intervenire. Non si poteva parlare contemporaneamente. Solo uno alla volta. Così si doveva stare attenti a rispettare il proprio turno. Tutti i partecipanti disegnavano la ruota su un foglio così ciascuno sapeva a chi doveva lasciare la parola una volta terminato il suo intervento.


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Ma questo era solo l’inizio. Il CB mi appassionava sempre di più. Ad un certo punto ho cominciato a sentire il desiderio di poterlo utilizzare anche mentre ero in giro per Laveno. Così i soldi guadagnati durante il lavoro estivo, durante le vacanze scolastiche, li ho utilizzati per comperare un piccolo CB portatile. Provavo una sensazione molto forte perché potevo parlare con i miei amici quando volevo. Era un gran divertimento.
Naturalmente non tutti i miei amici possedevano un CB. Quelli che non si erano mai interessati alla radio non capivano bene perché fosse divertente. In effetti, mettendomi nei loro panni, dovevo sembrare un poco matto.
L’impressione che dovevo fare ai loro occhi forse era la stessa impressione che facevano a me le persone che utilizzavano i primi telefoni cellulari. Penso che sarà successo a molti di voi, quelli che abbiano almeno una trentina di anni. C’è stato un periodo in cui ogni tanto capitava che improvvisamente una persona cominciasse a parlare da sola. Era imbarazzante. Io non riuscivo a capire come potesse non sentirsi imbarazzata perché stava parlando ad alta voce da sola, vicino ad altre persone che erano inevitabilmente costrette ad ascoltare quello che diceva, senza poter sentire cosa rispondeva l’altro dall’altra parte del telefono.
Poi l’imbarazzo è scomparso. E’ diventato normale che la gente parlasse da sola o avesse un coso nero che ogni tanto squilla a tutto volume rompendo i coglioni in treno, in tram, al bar, al cinema, a teatro, in chiesa, a scuola, in ufficio mentre ci sono le riunioni, in mensa, in piazza, in stazione, in ospedale, al supermercato, in macchina, a tavola mentre si mangia, al cimitero, dalla parrucchiera… Avrei voluto metterli tutti. Sono certo che ce ne sono ancora.
Eppure noi trentenni, che abbiamo vissuto il periodo precedente a questo periodaccio dei telefonini, diciamo che “è vero che sono fastidiosi” ma che “non si può farne a meno del telefonino”, perché “serve per il lavoro”, “è una comodità”, “ce l’hanno tutti”. E’ come se qualcosa abbia trasmesso un qualche raggio magico per cui tutti pensano che il telefonino sia una cosa indispensabile.
A questo punto penso che l’uso del telefonino da parte di un’intera società deve aver necessariamente influito sulla società stessa, deve aver portato ad un qualche miglioramento, un qualche progresso. Il problema è che non riesco sinceramente a vederne. Vedo invece una certa nuova difficoltà nella comunicazione in generale, che però non credo sia causata solo dal fenomeno del telefonino.
Mi fermo qui sul telefonino e da qui incomincio sull’automobile.
Una intera società può cambiare idea su una tale questione. Una intera società può ribaltare completamente il giudizio in merito ad una tale questione. Una intera società può vivere bene senza una tale cosa, ma se quella tale cosa appare e la società la fa sua, succede che la stessa società dica che senza quella tale cosa non potrebbe vivere bene.
Se così pare anche a voi, allora possiamo proseguire con l’automobile.
Non esistono più i chilometri quadrati che circondano la nostra casa, esiste il mondo intero con migliaia di intrecci politici ed economici che stanno decidendo le sorti del nostro futuro. Queste decisioni poi si ripercuotono sui chilometri quadrati che circondano la nostra casa. Ma noi abbiamo una percezione della realtà che è molto ampia, è grandissima quanto il pianeta. Gran parte di questa realtà è accessibile a tutti noi, perché possiamo muoverci con i mezzi di trasporto. Ma la società non deve muoversi con mezzi pubblici efficienti, perché questo presupporrebbe che ci fosse un piano studiato da esperti che si occupano di migliorare il rapporto tra i popoli ed il pianeta. Un piano simile darebbe in cambio un pezzo di progresso della società mondiale e non darebbe invece nessuno sviluppo di breve termine da un punto di vista economico. Anzi, al contrario, darebbe un risparmio economico. E visto che i nostri “politici” non sono interessati al risparmio economico, che potrebbe contribuire al progresso, ma invece sono interessati al solo sviluppo di qualsiasi merda che c’è e che fa guadagnare quattrini, allora la gente deve muoversi utilizzando l’automobile.
Esattamente come per i telefonini, dell’automobile la gente crede che non si possa fare a meno. Perché con l’automobile si va a prendere il treno, si va al bar, al cinema, a teatro, in chiesa, a scuola, in ufficio, in mensa, in piazza, in stazione, in ospedale, al supermercato, al cimitero, dalla parrucchiera…
Non esistono più i chilometri quadrati che circondano la nostra casa anche grazie all’automobile.
Io ho provato a non utilizzare l’automobile e ho scoperto che almeno nel 50% dei casi utilizzare l’automobile è una vera stronzata. Prendo l’automobile per andare al bar così come telefono per dire “Sto arrivando ciao”. Non vi sembra una stronzata questa telefonata? “Sto arrivando ciao” vuol dire che tra cinque o dieci minuti sei arrivato. E’ una stronzata di telefonata. Così l’automobile diventa una specie di paraocchi che contribuisce, insieme ad altre cose, a far sì che i popoli non abbiano più il controllo sui chilometri quadrati che circondano le nostre case. In automobile siamo chiusi dentro una scatola che ci isola ermeticamente dalla realtà dei chilometri quadrati che stanno intorno alle nostre case.
Credo che ci stia clamorosamente sfuggendo qualcosa di importante.