La transizione

La crisi molteplice che ha investito la comunità umana alla fine del XX secolo è irreversibile.
Stiamo per avviarci a una transizione epocale verso una società radicalmente diversa da quella odierna. Un cambiamento che non ha precedenti nella storia umana, almeno degli ultimi 10 secoli.

Sappiamo che si tratterà di una transizione estremamente difficile. Intravvediamo che le probabilità di guerre diventano, ogni giorno che passa, più alte e inquietanti. E’ necessario impedire che la transizione si trasformi in una catastrofe in cui milioni di persone siano travolte dalla sofferenza, in cui si perdano – oltre alle vite umane – i valori di civiltà, di convivenza e di democrazia. Valori che seppur con mostruose ingiustizie e diseguaglianze sono stati elaborati e attuati dal genere umano nel corso della sua Storia.

Se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che sono in pochissimi a vedere questi scenari. Pochi vedono l’irreversibilità della crisi. Molti cercano vie illusorie. Altri, chiusi in giuste battaglie particolari, non vedono la vastità dello scontro. E non pochi, fra quelli che intravvedono le cose, se ne ritraggono impauriti.

[cantato]

non vorrei deluderti
che sei così in alto
ogni tuo sorriso sai
è forse di un bambino
che non si vedrà mai più
mai più
che non si vedrà mai più
mai più

in alternativa tu
potresti spaventarti
come se arrivassero a te
le immagini di un mondo
che non si risveglierà
mai più
che non si risveglierà
mai più

Il nostro compito è sgombrare il campo dalle illusioni e aiutare il formarsi di una visione d’insieme.
La transizione procede velocemente, a prescindere dalle decisioni politiche e dalla nostra volontà.

Ci sono due modi possibili per affrontarla.
Restare inerti ad attenderla: ma allora la transizione si presenterà come una devastante serie di cataclismi sociali, materiali e umani, che si tradurranno in svolte reazionarie sempre più crude e che apriranno la strada a guerre di gigantesca portata.
Oppure cercare di orientarla per renderla meno traumatica e creare uno spazio di difesa della democrazia e della convivenza civile, ostacolando i venti di guerra che già soffiano impetuosi.

Sarà un cambio di civiltà che richiederà immense risorse materiali ma soprattutto radicali cambiamenti psicologici, di abitudini, di relazioni tra gli individui.

Come prepararci a questi cambiamenti? Come organizzarci, come comunità umana? Dobbiamo sapere che non sarà l’Uomo a determinare i loro ritmi. Noi dovremo cercare di limitare i danni. Questo possiamo farlo. È uno dei compiti principali per cui Alternativa è nata.

Chi vede la portata del cambiamento che si delinea ha il dovere morale di porsi questo problema, in nome della generazione che verrà dopo di noi.

C’è chi prova a immaginare le forme di questa transizione, e chi già sperimenta alcuni modi per affrontarla civilmente. Noi siamo solidali con tutti questi tentativi. Dobbiamo lavorare per estenderli. È una delle strade da percorrere e dobbiamo procedere con il “Passo dell’Uomo”.

Noi non potremo inventare una transizione senza tenere conto della sensibilità, della storia, dell’esperienza dei popoli, a cominciare dal nostro. Non si potrà fare questa transizione senza ritornare alle radici umane, perfino a quelle fisiche della terra che sono state perdute nei gorghi della civiltà occidentale, in cui tutto, ormai, è merce e consumo. Non ci potrà essere questa transizione senza una riscoperta della spiritualità, senza una nuova scala di valori.

Saranno le comunità umane singolarmente e insieme a stabilire quale percorso potranno fare.
Se c’è un modo per uscirne sani, questo sarà il frutto di una per ora inimmaginabile partecipazione di milioni di esseri umani al processo del loro proprio mutamento. Altrimenti non sarà e si trasformerà in una giungla dove varranno solo le leggi selvagge della sopraffazione. Questa transizione può essere vista soltanto come un immenso e inedito esperimento democratico, nel senso più genuino di partecipazione individuale.