Canali di emergenza


Non mi fido dei media, perché non mi dicono come stanno davvero le cose. La televisione, i giornali, le radio, sono ormai un prodotto omologato che serve per mantenere la società in un costante stato di ipnosi.
La gente che abita e lavora intorno alle grandi città è costretta tutti i giorni, per due volte al giorno, alla tortura disumana del viaggio in automobile. Sto parlando di uscire di casa alle 7:30, entrare in macchia, partire, fare 50 metri e fermarsi in attesa che la coda gli consenta di proseguire a passo d’uomo. Durante questo viaggio, che mediamente dura 30 minuti, si è costretti ad un costante livello di tensione per il quale tutte le macchine che stanno davanti, dietro, a destra e a sinistra, diventano degli oggetti nemici che ostacolano il viaggio verso il luogo di lavoro. Ogni rallentamento superfluo, anche il più insignificante, diventa motivo di tensione ulteriore. Le gambe cominciano a diventare fredde e pesanti. Si arriva così in ufficio già stanchi. Ma non ci si fa caso, perché incomincia il lavoro e bisogna comunque concentrarsi su questo.
La giornata lavorativa volge poi al termine e il viaggio riprende al contrario, ma alle stesse condizioni. Tutto questo tutti i giorni, per due volte al giorno, di tutte le settimane, di tutti i mesi di chissà quanti anni.
Perché nessuno dice niente? Perché nessuno ne parla come di un problema grave?
Facciamo finta che non esista la televisione.
La gente torna a casa e si ritrova con la propria famiglia. Dopo cena va’ a letto se è stanca, discute di qualcosa di importante se c’è da discutere di qualcosa di importante, tromba se ha voglia di trombare… In alternativa, visto che reputo improbabile che rimanga in fissa su un oggetto qualunque della casa senza dire una parola per 2 ore, esce, va fuori, scende e si ritrova per caso con altre persone che sono uscite per lo stesso motivo.
Voglio dire che in questo caso ci sarebbe una piazza abitata dalle persone che si stanno godendo una serata come tante altre e con molta semplicità farebbero chiacchierate.
Io penso che in questo scenario vi sarebbe una coscienza condivisa del problema
Passati i mesi la gente sarebbe incazzata nera e forse succederebbe qualche cosa.
Invece esiste la televisione.
La gente torna a casa e si ritrova con la propria famiglia. Dopo cena va’ a letto se è stanca, discute di qualcosa di importante se c’è da discutere di qualcosa di importante, tromba se ha voglia di trombare… In alternativa, visto che reputo improbabile che esca di casa per incontrare altra gente, resta in fissa su un oggetto in salotto senza dire una parola per 2 ore.
La televisione mostra costantemente realtà della vita che non sono quelle che stiamo vivendo. Le pubblicità delle auto sono sempre ambientate in città vuote o nel deserto o in montagna. Le trasmissioni di politica trattano sempre e costantemente problemi che sono grossi, sempre molto grossi, etici, di economia, mai di problemi vicini al proprio lavoro e alla propria vita.
Ecco.
Così succede che la gente non ci pensa di avere un problema che si potrebbe risolvere.
Nessuno ne parla. Non c’è.