Cyber bullismo

Vi racconto una storia accaduta realmente ad una bambina di un paese qui vicino a noi. Alcuni fatti però li ho inventati per garantire la privacy dei protagonisti. La bambina di questa storia frequenta la terza elementare e i suoi genitori hanno deciso di trasferirla in una nuova scuola dopo uno spiacevole episodio che riguarda il cyber-bullismo.

Credo che potrebbe insegnare qualcosa a tutti i genitori, i nonni e gli zii dell’era informatica.

Quasi tutti i compagni di classe della bambina possiedono un cellulare che consente loro di telefonare e accedere ad Internet. Anche la bambina ne possiede uno così e grazie a questo si è creata un account Facebook, si è registrata su whatsapp e su Instagram. Ha inoltre un indirizzo email su Google e con esso ha aperto facilmente un canale Youtube dove pubblica video divertenti che mostrano lei e i suoi amici mentre giocano.

Un giorno alcune sue compagne, con le quali non è mai andata molto d’accordo, iniziano a prenderla di mira su Facebook. La bambina inizialmente non ci fa caso e ignora la cosa, ma qualche giorno dopo trova alcuni commenti offensivi sotto un suo video del canale Youtube.

La bambina non dice niente ai suoi genitori ma una sera sua mamma, mentre sono a tavola, le chiede se va tutto bene perché la vede stranamente silenziosa. La bambina risponde che è tutto a posto e fa un sorriso. La mamma si tranquillizza.

Alcuni giorni dopo la bambina trova una notifica su Facebook e così scopre che lei è stata taggata da una sua compagna in un video dove si vede una signora obesa che inciampa al supermercato e fa cadere tutti i prodotti dello scaffale. Molti ragazzini e anche qualche adulto mettono mi piace e un paio di loro condividono il post sulla loro bacheca.

La bambina si mette a piangere di fronte a quel piccolo schermo luminoso che mostra tutta la cattiveria di un mondo che lei sta confondendo con la vita reale.

La mattina dopo non si vuole alzare per andare a scuola e, dopo molte insistenze di sua madre, scoppia a piangere. Così la madre scopre quello che è accaduto.

Qualche giorno dopo, i suoi genitori decidono di trasferirla in un’altra scuola, scegliendo così l’opzione più traumatica e più diseducativa che potevano scegliere.

Avrebbero invece potuto cancellare gli account che la bambina aveva creato e disattivare la SIM, spiegandole che Internet non è un giocattolo. Avrebbero potuto organizzare una bella festa con tutti i suoi compagni di scuola, anche quelli che l’avevano presa in giro, così forse qualcuno di loro avrebbe tolto qualche post offensivo dalla bacheca.