Genziana

L’agenzia viaggi mi aveva assicurato che questa zona così strana per una vacanza estiva non avrebbe comportato rischi. La ragazza incaricata della mia pratica diceva: “Ormai si è diffusa la cultura del turismo. Vedrà!”

Se qualcuno riuscirà a leggere questo messaggio lo imploro di chiedere aiuto e cercarmi (*). Sono vigile ma non sono in grado di muovermi. Il gestore continua a ripetermi che è normale, che Genziana è capricciosa e si diverte a giocare con gli ospiti dell’albergo, ma è buona.

Il muro giallo diventa sempre più grande mentre scrivo, la crepa a forma di fulmine si trasforma in un drago spaventoso che mi costringe a portare lo sguardo verso l’alto, e la parete è diventata immensa e ho la sensazione di precipitare.

Precipito in alto, e Genziana mi parla: “Non aver paura, sono tua amica”.
“Ma sto precipitando!” cerco di reagire. Lei non risponde, ma è così dolce con quel sorriso dai mille cerchi che riflettono la luce.

Io: “Dove stiamo andando?”
Genziana: “Dove vuoi andare?”
Io: “Non lo so… Che cosa sono questi riflessi?”
Genziana: “I tuoi desideri”

Quando lo dice, tutta l’aria si solidifica per un secondo ed io mi ritrovo congelato in essa. Dura un secondo, uno solo. Un secondo è troppo poco per comprendere che cosa significhi poter vivere per sempre.
Un secondo, e poi tutto ritorna come prima.

Precipito in alto e Genziana mi parla ancora: “Non aver paura, sono tua amica”.
Io: “Cos’è stato?”
Genziana: “Sei stato tu”

La sento fortissima l’aria, mi ostacola mentre precipito, ma continuo a salire velocemente seguendo la parete della stanza che diventa sempre più grande.

Voglio sapere quanto in alto sono salito e allora provo a girarmi, ma Genziana me lo impedisce: “Non farlo!” e l’aria si solidifica ancora, ma stavolta per due secondi. Sono solo due secondi, ma sono lunghissimi. E quando finiscono le mie mani sono piene di rughe.

Precipito in alto e Genziana mi parla ancora: “Non aver paura, sono tua amica”.
Io: “Cos’è stato?”
Genziana: “Sei stato tu”