I professori che (non) capiscono gli alunni e lo stimolo inedito

Venerdì ero in viaggio per Lugano e sono passato vicino al liceo scientifico di Luino. Non vedevo quelle strade da molto tempo e mentre guidavo mi sono ricordato di una giornata, avevo sedici anni.

A sedici anni la vita la senti così com’è davvero, potenzialmente stupenda ma bloccata da qualcosa che ancora non hai compreso. Ma sei un esploratore del tempo e allora continui a camminare credendo che non si possa tornare indietro.

A sedici anni avevo capito che il liceo era stato un errore, ma ormai ero lì. Il liceo era un luogo che non aveva alcuna connessione con i miei interessi, ma il treno tutte le mattine mi portava lì e quindi era lì che dovevo stare.

Un giorno il professore di educazione fisica mi stupì, perché ci chiese di svolgere questo compito a casa: comporre per la lezione successiva una coreografia, una danza. Ciascuno di noi doveva scegliere una canzone e su questa ideare un sequenza di esercizi a corpo libero.

Io non sono certo un ballerino ma quello per me fu uno stimolo inedito. Mi impegnai moltissimo a casa e quando arrivò il giorno della consegna io ero preparato. Si esibirono prima di me alcuni miei compagni ma non ricordo la loro prestazione perché l’unica cosa a cui pensavo era lo stimolo inedito.

Poi toccò a me e feci esattamente quello che avevo fatto a casa molte volte mentre mi preparavo, ma a differenza delle prove fatte in casa la luce scomparve, la musica divenne materia, l’aria si colorò di azzurro.

Ricordo esattamente come finiva la coreografia, ero in equilibrio su una gamba mentre l’altra era tesa all’indietro e le braccia erano le ali che volavano sopra l’ultimo accordo della canzone che avevo scelto. E mentre ero in quella posizione, il professore di educazione fisica mi accusò di aver chiesto a mia sorella, che frequentava la stessa scuola, di svolgere il compito al posto mio.

Da buon nerd, non dissi nulla. E qualche settimana dopo, finalmente, lasciai il liceo.

Ecco. Tu, professore di educazione fisica che forse Claudio si ricorda come cazzo si chiama, dopo tutti questi anni, sei formalmente invitato ad andare affanculo.

Con affetto, M