L’indebitamento (Lucio Assi)

Lucio Assi sull’indebitamento.

“Da piccolo sono cresciuto con mia nonna nella “profonda” Brianza, permeato da quella cultura campagnola post-bellica del risparmio “ul tegn a man”, del riciclo e dell’usa e ripara.
In quegli anni nessuno parlava di problemi causati dallo spreco delle risorse, ma il risparmio – quello intelligente, non quello del tirchio – era una questione culturale.
Il debito, allora, non si sapeva nemmeno cosa fosse. Non rientrava neanche nell’anticamera del cervello di indebitarsi! Si acquistava solo se si aveva il denaro sufficiente, altrimenti si rinunciava. Era, di nuovo, una questione culturale.
Anche oggi non sappiamo nemmeno cosa sia il debito, ma non riusciamo a farne a meno.
Come mai?

In natura tutto ciò che resta immobile si decompone. Ci metterà 2000 anni o un’ora ma si decompone. Il debito no. Qualsiasi cosa tu faccia il debito resta lì, non deperisce.

Se il pollaio di mia nonna fruttava 1 uovo al giorno si organizzava per utilizzarne la quantità giusta settimanalmente. Poteva mia nonna mangiare 4 uova al giorno? No. Poteva chiederle in prestito al pollaio? No.
Poteva forse chiederle in prestito ai vicini, ma se lo avesse fatto e i suoi vicini avessero accettato, in ogni caso qualcuno sarebbe rimasto senza uova. Le uova non sarebbero nate per magia solo perché mia nonna ne voleva in prestito.

Se lo Stato italiano avesse chiesto a mia nonna di consumare il 110% della sua autoproduzione mensile di uova, mia nonna avrebbe pensato che lo Stato italiano è scemo! Avrebbe detto: “Ma scusa, Stato italiano, se io normalmente mangio 100 uova e tu mi dici che posso mangiarne il 10% in più, significa che ne devo mangiare 110 nonostante io abbia una produzione da 100. Significa che qualcuno me ne deve prestare 10. Passi il primo mese. Ma il secondo? Se dovrò restituire le 10 uova vuol dire che, il mese successivo, ne dovrò mangiare di meno, cioè 90. E allora? che senso ha? Non è meglio mangiare normalmente?”

Dunque sarebbe stata una cosa completamente inutile e anche svantaggiosa, se consideriamo anche il pagamento di un interesse.

Perché, allora, oggi ci si indebita?

Un mio amico vuole sempre pagare con la carta di credito (debito). Così paga il mese dopo.
Ma se spendo 1100 euro e lo stipendio è di 1000… Che senso ha? “Nel frattempo mi arriva lo stipendio!”… Ma che senso ha?
Non è meglio risparmiare fino a quando posso permettermi di acquistare ciò di cui ho bisogno?

Quello che occorre tornare a capire, secondo me, per evitare di cadere nel tranello del debito, è che se non riesco a risparmiare, a maggior ragione, non potrò pagare il debito.
Sembra una banalità, vero?

Il problema è che oggi il risparmio non c’è più, è stato sostituito dal debito.
Il debito ha sostituito la moneta.
Oggi la moneta è il debito e il debito continuiamo a non sapere che cosa sia.”